The Nightmare Before Resignation

 

Non sempre (magari!) ma capita di trovare il candidato giusto al momento giusto e in questi casi il timing è (quasi) tutto. Oltre alla fatica, si intende!

Per ogni progetto seguito, il recruiter sa di poter andare incontro a una ricerca complessa, a una selezione articolata e a una negoziazione che (tira un po’ su e spingi un po’ giù) può essere sfibrante. Tutto vero, certo, ma – ed è un “MA” che fa la differenza- quando finalmente cliente e candidato si stringono la mano e il candidato firma la lettera di impegno si può tirare un sospiro di sollievo. Ma giusto un sospiro, però, perché ora “la trama s’infittisce”.
Prassi vuole che, firmata la lettera, il giorno dopo (due giorni dopo?!?) si consegnino le proprie dimissioni. A pensarci bene, infatti, l’entusiasmo di iniziare una nuova avventura dovrebbe farci correre a grandi falcate sventolando le dimissioni nella mano; spesso le cose vanno proprio così (senza falcate, quelle sono più rare) ma a volte gli eventi prendono tutt’altra direzione.

Il giorno della prevista consegna delle dimissioni chiamiamo il candidato per un ultima pacca virtuale sulla spalla e “tuuu….tuuu….tuuu”.

Non risponde. Beh, sarà impegnato, dopotutto è stato un giorno importante. Mi richiamerà domani.

Il domani arriva in fretta, la telefonata invece no e il giorno passa molto lentamente. Gli mandiamo un messaggio, giusto per fargli sentire che siamo vicini: nessuna risposta, tutto tace. Tranne un tarlo in testa che inizia a rosicchiare sempre più forte. Non vorremmo, ma qualche dubbio si insinua. Poi, finalmente, ecco il suo nome che lampeggia sul nostro display:

-“Buongiorno come sta? È andato tutto bene? Consegnate le dimissioni?”.

-“Si si certo!”.

Questo è quello che la nostra parte ottimista pensa in quella frazione di secondo (interminabile) prima che arrivi quella risposta che è un macigno che ti cade addosso.

-“Ecco, vede…in realtà è successa una cosa inattesa…mi hanno fatto una contro offerta che non potevo rifiutare…purtroppo mi vedo costretto a malinc…”

A questo punto abbiamo anche smesso di ascoltare perché quel macigno di prima è diventato molto più pesante (anche più grosso a guardarlo meglio) …

Una sensazione che ogni recruiter ha provato almeno una volta sulla propria pelle (o su quella di un collega).

Beh, forse a pensarci bene non era poi il candidato giusto…