C’erano una volta…Le 500 lire di carta

 

Quando l’euro ha sostituito la lira avevo un certo timore per tutte quelle monete: 8 tagli diversi, ben il doppio rispetto a quanto eravamo abituati. Un piccolo grande trauma per chi, da piccolo, amava le cinquecento lire di carta e ne boicottava la versione di metallo!

Di necessità virtù, mi sono adattato alle 500 lire di metallo e 20 anni dopo ho fatto lo stesso con le monete dell’euro. All’inizio mi sono affidato alle tasche ma poi mi sono piegato, ahimè, alla maggior praticità di quel “borsellino” per monetine che ho sempre ritenuto un accessorio femminile o, tutt’al più, adatto per regali a nonni e nonne. È vero che ci sono bancomat, carte di credito e prepagate, ma sfido chiunque a pagare un caffè, un cornetto, un calice di vino o una birra con la carta!

 

Da qualche mese, però, è possibile fare tutto questo con il proprio smartphone: posso finalmente lasciare il borsellino a casa e prendere comunque un caffe o un birra (rigorosamente una volta a settimana al massimo!). Per quanto l’abbandono totale dei contanti sia ancora lontano infatti, i nuovi sistemi di pagamento digitali stanno prendendo piede anche nelle transazioni di tutti i giorni. Il bar sotto casa e quello vicino l’ufficio li accettano, e lo stesso accade in diversi pub, ristoranti e pizzerie.
Sebbene anche le principali banche si siano mosse tramite il sistema Jiffy, mi ha entusiasmato l’idea portata avanti da Satispay, una start up italiana che porta il concetto del p2p nel mondo dei piccoli pagamenti.
L’idea è semplice: rendere lo smartphone una sorta di carta ricaricabile digitale con cui effettuare pagamenti, senza alcun costo per chi li compie.

Il sistema funziona sia fra individui sia fra persone e aziende.

 

I pagamenti “person to person”, p2p appunto, sono completamente gratuiti e senza alcun costo di attivazione o servizio; i pagamenti “person to business” invece, pur restando sempre gratuiti per chi paga, prevedono per l’esercente un costo fisso di 0,20 € per i soli importi superiori ai 10 €. Satispay ha reso possibili pagamenti digitali gratuiti, p2p e p2b, per quei piccoli importi che restavano, spesso, tagliati fuori dal circuito delle carte ed erano, quasi sempre, monopolizzati dalle monetine. Personalmente utilizzo questo metodo molto spesso, soprattutto per piccoli rimborsi fra amici (una quota di una cena o di un biglietto o simili) o per prendere un gelato, un panino o il classico cappuccino e cornetto.

Attualmente però il grado di diffusione di Satispay è piuttosto limitato, seppur in forte aumento.

Per quanto riguarda gli individui, dalla mia rubrica vedo che Satispay è utilizzata solo da 4 amici: circa 1,5% del totale dei miei contatti. Rispetto agli esercenti, sebbene siamo passati da 300 a 1200 nell’arco di 6 mesi, questi sono concentrati soprattutto a Milano, Roma, Torino, Bologna e in alcune città e paesi del nord. Completamente scoperti invece il sud e il centro, con l’unica eccezione appunto di Roma.

Anche l’Italia quindi dà il suo contributo al “digital payment”, e lo fa sapendo che è solo una questione di tempo prima di dover competere con l’arrivo in Europa di ApplePay (circa 1 miliardo di iPhone attivi nel mondo), in attesa di scoprire quale sarà la mossa di Facebook (quasi 1,5 miliardi di utenti attivi).

Questi cambiamenti, già visibili nel mondo bancario e finanziario, non solo rivoluzioneranno nel lungo periodo la nostra vita quotidiana, ma nel medio avranno anche un impatto significativo su quelle figure professionali che più da vicino vi saranno coinvolte.