Perché scegliere il nostro mestiere

 

Darei inizio a questa breve riflessione con un’osservazione preliminare, così da scongiurare qualsiasi facile battuta e scoraggiare lettori poco interessati all’argomento (che mi auguro non risultino di numero troppo elevato, altrimenti vorrebbe dire che scrivo cose banali). Se la vostra risposta alla domanda contenuta nel titolo è: “per necessità” oppure “è un mestiere come tanti altri”, passate pure ad un altro blog. Di miei colleghi o di altri poco importa, perché tanto voi ed io non potremmo mai andare d’accordo (e forse sarebbe un bene, dato il mio carattere).

Che lavorare sia necessario non è infatti evidenza di cui si possa in qualche modo dubitare; che però, partendo da questa constatazione, un mestiere valga l’altro non è affatto vero. Quantomeno non lo è per il nostro, l’unico che possa affermare di conoscere almeno un po’.
E che ho iniziato a intraprendere proprio perché avevo bisogno di lavorare…

 

Le premesse, ammetto, non sono sicuramente da imitare, ma lasciatemelo dire, mi sono bastate poche settimane per comprendere quale sia l’unicità, davvero rara, di chi opera come Head Hunter.

Tralasciando il luogo comune (duro a morire invero) che
il nostro lavoro consista semplicemente nell’intermediare la domanda e l’offerta (un po’ come fossimo operatori di Borsa), affermerei che la categoria professionale che meglio ci rappresenta sia quella del Consulente, non di rado strategico quando i professionisti che andiamo a selezionare per il nostro cliente rivestiranno ruoli chiave all’interno di un’azienda.

E per fare il consulente bisogna possedere innanzitutto una dote preziosa e quasi magica per l’opportunità che fornisce di non annoiarsi mai, tanto nel lavoro quanto nella vita. Vale a dire: la curiosità.
Se un consulente non è curioso, o non ha volontà e passione per lo studio e l’aggiornamento costante, non costituirà mai una controparte ottimale per il suo cliente, non farà mai la famigerata differenza che lo contraddistingue da almeno una parte (si spera la più ampia possibile) dei suoi competitor.

Studiare significa essere specialisti, di determinate figure professionali piuttosto che di determinati mercati; e la specializzazione, in un mondo in cui le competenze sono da tempo iper-parcellizzate, risulta spesso un ingrediente fondamentale, anche se non l’unico, del successo di un consulente: l’azienda A contatta l’Head Hunter B perché sa, o è venuto a sapere, che, per la necessità che ha in quel momento, quest’ultimo è il referente meglio accreditato, o quantomeno uno dei più accreditati, sul mercato. Così avviene il più delle volte.

 

Ma allora, vi domanderete, fare l’Head Hunter si riduce a diventare un topo di biblioteca? Niente affatto, perché a questo punto entra in gioco la “materia” principale del nostro mestiere: l’essere umano. Il candidato. Egli è, al contempo, un professionista e una persona, elementi entrambi imprescindibili per valutarne le caratteristiche e comprendere se sia la figura giusta per il cliente che ci ha commissionato una determinata ricerca.

Non è facile farsi un’idea di qualcuno nello spazio, spesso contingentato, di un colloquio. Ma proprio in questo frangente emerge la capacità, che è sempre anche passione e propensione, di un valido Headhunter.

 

Altro che topo da biblioteca o psicologo improvvisato!

Solo combinando studio e capacità di comprendere e relazionarsi con i propri simili si può affermare di essere un buon Cacciatore di Teste.

È difficile far coesistere queste due attitudini spesso concepite come contrapposte, ma nel nostro mestiere è possibile, anzi necessario.

 

Quindi: cosa aspettate ad intraprendere il lavoro più bello del mondo?