Il valore dell'Headhunter

 

Il termine Headhunter è spesso utilizzato in molti e troppi ruoli, è diventato “cool” per identificare  coloro che si occupano di selezione del personale; tuttavia, il termine indica il processo di ricerca diretta e selezione del personale mirato a trovare i profili più adatti a ricoprire posizioni manageriali o strategiche all’interno delle organizzazioni: è il “cacciatore di teste” che va a scovare i candidati migliori e più idonei a ricoprire una posizione ponendosi nel ruolo di ambasciatore del potenziale datore di lavoro.

Per noi Headhunter è più corretto parlare quindi di processo di ricerca, più che selezione. Le discriminanti che intervengono sono molteplici: oltre alle caratteristiche richieste, osservabili e verificabili dalle esperienze pregresse e dalle referenze, devono essere considerati temi quali la cultura, i valori e le potenzialità.

Qual è allora il valore dell’Headhunter?

 

Spesso, durante gli incontri, alcuni candidati anticipano le domande dei selezionatori: «Adesso mi domanderà quali sono le mie motivazioni al cambiamento?» oppure mettono le mani avanti anticipando che sono venuti all’incontro solo perché sono stati chiamati, per fare le famose due chiacchiere, per curiosità, ma non hanno reali motivazioni, stanno bene dove sono, pienamente soddisfatti dell’ambiente di lavoro, dello stipendio, dei colleghi, del ruolo, delle prospettive, del settore…

Possibile che tutto vada bene? Possibile che nulla sia migliorabile?

E qui inizia la sfida dell’Headhunter, con il prosieguo del proprio lavoro di ricerca, andando a indagare non tanto le motivazioni che spingono il candidato a cambiare ma piuttosto a comprendere quali possano essere i nuovi stimoli che inducano il desiderio di cambiamento, che convincano appieno il candidato a prendere una nuova direzione.

Fondamentale per un bravo Headhunter, non è solo “selezionare” il candidato, ma ancor prima conoscere bene i propri clienti, e le peculiarità che li contraddistinguono. Solo così possiamo realmente operare con l’obbiettivo di “migliorare” la vita delle persone: questo dovrebbe essere il nostro aforisma. È per questo che il momento migliore per cambiare è quando va tutto bene, quando si è sulla cresta alta dell’onda: è in questa fase che la razionalità guida le nostre scelte verso qualcosa che sentiamo più vicino ed importante.

Il metaprogramma della PNL “verso a/via da” esalta in modo ottimale questo concetto. Il cambiamento professionale dovrebbe essere un processo “verso a”. Un elemento quindi che porti a cogliere una nuova opportunità, e che spinga alla valorizzazione o sviluppo di altre competenze o abilità, all’apprendimento di nuovi temi, alla crescita basata sul confronto con un nuovo ambiente, alla sfida di un ruolo diverso; insomma, un continuo avanzamento verso qualcosa di ottimale per noi stessi, allineato alle nostre affinità.

Il “via da” ha intrinsecamente qualcosa di proattivo, ma implica in parallelo l’accezione di dover “scappare” da qualcosa, perché siamo stanchi delle dinamiche che viviamo, del collega, del capo, delle attività che svolgiamo; perché da troppo tempo aspettiamo una promozione che non arriva mai; perché abbiamo già raggiunto l’apice della nostra tolleranza o pazienza; perché siamo emotivamente coinvolti, arrabbiati, delusi, non ci sentiamo valorizzati. Partiamo comunque da una condizione negativa

Il potere negoziale nella visione del “verso a” è maggiore: il candidato è ricercato dal cliente che in qualche modo desidera sottrarlo al proprio competitor e quindi cercherà di rendere allettante l’offerta, affinché le nuove prospettive siano più interessanti, anche rispetto a una strada buona ma già battuta.

I colloqui a cui i candidati si sottopongono sono spesso routinari e per me, Headhunter, la vera soddisfazione è quando il candidato ringrazia non per il colloquio in sé, ma per il piacevole confronto, per i consigli e per avere in ogni caso ricevuto qualcosa di valore, intangibile ma altresì importante. La soddisfazione è fare la differenza, e lo percepisci solo quando il candidato ti affida il proprio percorso professionale, che nella maggior parte dei casi è la sfera più “impattante” della propria vita, e ti investe del ruolo di suo procuratore personale. Qui subentrano l’etica, i valori, la serietà e la responsabilità dell’head hunter nel trasferire professionalità da un’azienda all’altra e nel coniugare le aspirazioni dei diversi “attori” in opportunità reali.

 

Fare quello che amiamo ci rende liberi. Amare quello che facciamo ci rende felici.