Scivolone a prima vista

 

“Non hai la minima idea dello stile e del senso della moda… No, non era una domanda”

Non è un aforisma di Jim Morrison, no. È una frase tratta dal film “Il Diavolo Veste Prada” che ho riguardato, confesso per l’ennesima volta, qualche sera fa, e che mi ha fatto riflettere sul tema del dress code collegato al mio mondo del lavoro, quello del recruiter.
È vero che il tema dell’outfit e dell’apparenza nel film vengono esasperati e portati agli eccessi e quel mondo “patinato” è un po’ lontano dal nostro, ma è anche vero che quando si incontra qualcuno per la prima volta è inevitabile soffermarsi anche se per poco su aspetti esteriori e nei primi dieci secondi nei quali ti si presenta davanti il candidato elabori una prima parzialissima impressione.


Nel corso dei colloqui gli outfit che mi sono sfilati davanti sono stati svariati e differenti, ma perlopiù adeguati e in linea con il contesto (che essendo quello bancario non si presta esattamente a look eccentrici o particolarmente sgargianti). Alcuni mi si sono impressi a fuoco nella memoria, come quella volta in cui mi si presentò un candidato e la buona impressione che andava creandosi sull’ aspetto professionale del suo abito elegante si dissolse miseramente nel preciso istante in cui il mio sguardo si posò su quel calzino bianco di spugna coraggiosamente infilato sotto ad un luccicante mocassino! Un altro episodio degno di nota è stato un colloquio in cui l’elegante e impeccabile tailleur di una candidata fu “tradito” da uno sgargiante (per usare un eufemismo) smalto alle unghie, dello stesso colore di una qualche sostanza radioattiva che avrebbe fatto impallidire Superman. Dopo averlo notato, ricordo che concentrazione e sguardo presero due strade separate e destinate a non incontrarsi, la prima ben fissa sulle parole della candidata, il secondo inevitabilmente agganciato al suo smalto accecante. Ad ogni modo la candidata mi è piaciuta molto, era perfetta per la posizione e ho deciso di presentarla all’azienda cliente, a differenza del possessore del calzino incriminato che non si era rivelato il candidato giusto.

Mi è sorto un dubbio, ricordando questi episodi. Talvolta presentando un candidato al cliente noi Headhunters diamo alcuni consigli per assicurarci che tutto sia al posto giusto – da che domande sia opportuno fare/non fare, al ricordare di non presentarsi masticando un chewing gum (sì, è capitato). La questione è: sarebbe giusto far notare ai candidati eventuali “problemi di stile” pur facendolo con tutta la buona volontà con lo scopo di evitare che un’inezia vada ad inficiare l’esito positivo della candidatura? Non si corre il rischio di entrare in una sfera troppo personale?

Personalmente non ho ancora trovato una risposta univoca. Quella volta non dissi nulla e la candidata fu assunta senza nessun problema.

Una cosa è certa: la forma conta, ma mai fermarsi alle apparenze.

E lo smalto verde a quanto pare è tornato di moda (in una tonalità un po’ più tenue, per nostra fortuna).