Tutto quello che avreste voluto sapere sull’Headhunting (ma non avete mai osato chiedere) – pt. I

 

Nel nostro lavoro capita di frequente di contattare persone che non siano alla ricerca attiva di un’opportunità perché soddisfatti (con tutti gli alti e bassi più che normali) della loro posizione attuale, ma che nonostante questo accolgono il nostro contatto con il semplice approccio del “mai dire mai”.
Spesso infatti la voglia di cambiare, o meglio dire la motivazione al cambiamento, matura mano a mano che si approfondiscono il progetto e la realtà mandante della ricerca, e molte persone si ritrovano a considerare un’offerta anche se fino al giorno prima non lo credevano possibile.

Nonostante l’opportunità di una posizione aperta proposta da un Headhunter possa portare in molti casi a un upgrade professionale, esistono anche candidati che reagiscono in maniera piuttosto incomprensibile di fronte all’occasione che viene loro presentata. Dove infatti basterebbe un:“Grazie, ma non sono interessato alla proposta”, si assiste a comportamenti che lasciano pensare che molto spesso le persone non sappiano come gestire una potenziale offerta di lavoro.

Abbiamo quindi deciso di stilare per voi quattro profili-tipo accompagnati da alcuni consigli su come vivere più serenamente il processo di selezione e il rapporto con i recruiter, nonché qualche dritta per ottimizzare la vostra carriera e gestire al meglio la prossima opportunità che vi si presenta.

 

  • Il prevenuto

    È quello che alla telefonata del recruiter comincia a sudare freddo.
    Cosa vorrà? Perché mi fa queste domande? E perché me le fa al telefono? Non è che si tratta di una spia mandata dal mio capo?


Sfatiamo quindi un mito: l’intervista telefonica non è un modo per carpirvi informazioni importanti a vostro discapito, ma serve proprio a capire come valorizzarvi al meglio. Essa infatti ha principalmente una duplice funzione: da un lato ci permette di capire se possiamo offrire una crescita professionale sia in termini di ruolo sia di retribuzione, dall’altra viene usata per vedere l’approccio del candidato. Empatia, dialogo e modo di relazionarsi sono inoltre alcuni degli elementi che ci permettono di valutare se una determinata persona vada bene per il nostro cliente e se potrebbe a sua volta trovarsi bene all’interno di quell’ambiente, quindi cercate di sfruttarli a vostro favore, al telefono e anche di persona!

 

  • L’hater

    Proprio come le rockstar più importanti, anche i recruiter hanno i loro haters. Sono quelli convinti del “Tanto per voi un candidato vale l’altro”, “Agite solo negli interessi del cliente” e tutte queste belle cose che fan sì che l’headhunter venga spesso dipinto più come una figura senza scrupoli che  come un professionista che svolge il proprio lavoro.

La verità è tutt’altra: sebbene sia vero che cerchiamo persone che svolgano determinate attività, e non si possa negare che alcuni, purtroppo, puntino più alla quantità che alla qualità, è vero anche che quest’ultimo approccio non dura nel tempo. Puntare sulla Persona è infatti l’unico modo per poter offrire un servizio di qualità e duraturo: come può un candidato impreparato, non idoneo o anche solo demotivato convincere un cliente, e soprattutto essere felice e soddisfatto della sua nuova avventura professionale? La qualità della persona è dunque quello che ci orienta nella scelta di un candidato piuttosto che di un altro: in particolare, ricordatevi che è possibile colmare qualche gap in termini di requisito tecnico richiesto, ma ciò non è possibile quando parliamo di Soft Skills.

 

 

Per fortuna questi tipi di personalità si riscontrano solo in una piccola parte delle persone che incontriamo ogni giorno nel nostro lavoro, ma ci sembrava comunque utile affrontare l’argomento, anche se non è ancora finita qui.

 

To be continued….